La reclusione (per i postumi, per chi leggerà questo articolo quando già potremo riderci sopra e tutto sembrerà piccolissimo: siamo in casa da due mesi per una pandemia da ritmi velocissimi. Stiamo guardando l’imporsi della primavera dalla finestra) ci fa pensare alle ricorrenze, senza attraversarle con i nostri corpi, nelle piazze.

L’altro giorno era il primo maggio e alcune cose sono andate come sempre (sveglia tardi, colazione abbondante, tenersi con impegno lontane dalle attività produttive). Ma non c’è stata nessuna condivisione di lentezze, nessuna proclamazione di libertà, nessuna opulenza di relazioni, cibo e vino.

Il primo maggio si è quindi fatto pensare. Una giornata per celebrare tutte le ore che lavoratrici e lavoratori trascorrono raggiungendo obiettivi, impiegando il corpo e la mente in fatiche di ogni genere.

Penso che non sia questo lo spazio per parlare di alcune battaglie necessarie (l’equità dei salari, il lavoro regolare, la rimunerazione del lavoro domestico, ecc): sono qui per parlarvi di biblioterapia. Può esistere una relazione tra la biblioterapia e il lavoro? Me ne vengono in mente almeno tre, attingendo alla mia esperienza diretta, ve le racconto.

La biblioterapia e lo stress

Se penso ai gruppi di biblioterapia condotti con persone che beneficiano di condizioni di vita privilegiate, che hanno cioè un lavoro, una casa, diverse relazioni che riempiono la loro vita, penso a persone che hanno scelto di aderirvi perché alla ricerca di un’attività che permettere loro di prendersi cura di sé. È dimostrato da molti studi che la lettura è un buon rimedio per lo stress e l’ansia (la risposta più funzionale e naturale alle situazioni di stress): leggendo rallenta il battito del cuore e la tua postura si fa naturalmente più distesa, permette di diversificare i pensieri portandoti altrove, facilita il cambiamento dell’umore e aumenta l’autostima, facendoti sentire grata/o di aver scelto qualcosa di buono per il tuo tempo e la tua vita. Sarebbe interessante se anche le aziende implementassero spazi e tempi di lettura?

La biblioterapia come strumento di team building

I gruppi di biblioterapia sono progettati su degli obbiettivi, concordati e con le/i committenti del progetto – quando ci sono – e con le/i partecipanti. Ho avuto la fortuna di tenere un gruppo di biblioterapia a supporto del benessere di un gruppo di lavoro. Con loro, professioniste/i della cura, ho fatto due percorsi volti alla condivisione dei vissuti rispetto al lavoro con l’utenza del servizio, degli stati d’animo e della motivazione, delle dinamiche di collaborazione interne all’ufficio e delle difficoltà specifiche nella gestione dei casi. Spesso si danno per scontate le relazioni, le pratiche di lavoro e di cooperazione, quando invece sarebbe utile processarle, negoziarle e condividerle.

La biblioterapia e la cura di sé – supporto alla ricerca del lavoro

Biblioterapia contro lo stress

Quali sono le cose da tenere in mente quando si deve affrontare un colloquio di lavoro? Quanto è difficile essere consapevoli delle nostre competenze, delle nostre qualità, dei nostri desideri di realizzazione? Non tutte/i nasciamo con una vocazione chiara, non tutte/i abbiamo percorsi personali e professionali lineari. Ci sono molti testi che, se condivisi, sono capaci di orientarci, di fissare alcuni punti fermi, di accompagnarci nella cura delle nostre priorità. Sono molto utili, i gruppi di biblioterapia, per supportare percorsi di orientamento e reinserimento professionale per chi sta cercando di entrare (o rientrare) nel mercato del lavoro.

Share: